16 marzo 2006

KING KONG e la GIRAFFA

E' come se avessi messo un altro mattone...e un'altra parete si è fatta. Ieri sera parlavo di me con il nano dal fiato impossibile, mediavo la mia separazione, riempivo la mia distanza, occupavo di parole la mia assenza, martellavo di domade, asssorbivo risposte, macinavo perplessità e infine sbattevo la testa. Fissavo l'orologio alle sue spalle che correva, correvano i minuti, alla sua destra il puntatore sul monitor del pc si muoveva da solo...il tecnico on-line stava cercando di riparare il software...quindi eravamo in quattro, io, il nano dal fiato che uccide, mia moglie e l'uomo invisibile che muoveva il mouse.

Intanto il muro si faceva...si parla di solitudini, di paure, di voglie, di desideri, di bacchette magiche, si alzano i toni, lo scontro mi piace e quello è il mio ring, metto i guantoni e picchio, picchio ogni volta più forte ma devo stare attento perchè appena abbasso la guardia me ne arrivano da tutti i cantoni.

Mi piace incassare così raccolgo le mie guance nei palmi e incasso, incasso fissando il pavimento, incasso la fine di un matrimonio, incasso le mie mancanze, le mie assenze, le mie paure infondate, il mio maledetto pessimismo che se solo si avesse la pazienza di aspettare si trasformerebbe in un onda di sorrisi senza fine. All'improvviso sento un colpo al petto e spunta il sole, filtra dalla tenda alla mia sinistra...fuori c'è vento e la primavera spacca l'asfalto, le radici non si tengono più, i germogli chiudono foglie...pugni chiusi che si trasformeranno in carezze per il vento. foglie.

Sto sbocciando, lo sento.

Ieri ho messo un'altro mattone sul ring. All'uscita io vado a sinistra, lei a destra. non mi giro perchè non ne ho bisogno, so che lei c'è e ci sarà per i prossimi mille passi,...questo mi basta.
mi basta per arrivare alla macchina, sedermi tranquillo e correre ad abbracciare il mio bimbo che mi aspetta per far volare l'aeroplanino di carta. Il primo lancio mi ha colpito il pisello. Giulio...Giulio...Giulio...il mio bimbo...il mio fiato....il mio sorriso. Cresce in mia assenza, il suo mondo si costruisce in mia assenza...è quando manco che nel suo giardino spuntano i fiori, è così cazzo!!!! Ieri l'ho capito...io ho piantato alberi nelle assenze croniche di mio padre, mi sono costruito il mio mondo e in quel mondo avevo il mio gatto, i miei pesci, i miei canarini, il mio cane, i miei colori, le mie parole. Quello era il mio mondo, quello è ancora il mio mondo. Me lo sono fatto io, sdraiato sul pavimento a lottare con i soldatini, il capo dei soldati era King Kong, quello era il mio capo, mio padre ci provò una volta a dirmi che i soldati non possono avere come capo un gorilla ma non aveva senso per me...era troppo tardi....King Kong era il mio sergente e il mio sergente rimarrà per sempre.

Giulio ti lascerò lo spazio per piantare i tuoi alberi e aspetterò insieme e te che crescano, li pianterai dove meglio credi, pianterai quelli che preferisci e se vorrai che a guidare le tue macchinine sia una giraffa allora sarà la giraffa a guidare.

1 commento:

barbara ha detto...

si, sta succedendo qualcosa. il vecchio si crepa e fa strada al nuovo. ti abbraccio forte forte.